La rete diventa sempre più importante nel mondo delle imprese. I legami intersettoriali sono oggi il principale tramite per la diffusione di tecnologie e le industrie italiane stanno diventando sempre più abili a sfruttare le reti, sulla base del “modello tedesco”, come dimostra l’Istat nel suo rapporto annuale presentato alla camera.

Emerge che le caratteristiche e il numero delle relazioni tra le aziende pongono l’ Italia e la Germania sullo stesso livello. Il nostro paese però risente dell’isolamento di alcuni settori e della scarsa capacità di conoscenza degli strumenti tecnologici. Si confermano maggiori livelli di interconnessione nelle città di media e grande dimensione: al centro della rete ci sono Roma, Milano e, in misura minore, Torino.
Anche l’innovazione si presenta poco sviluppata, tanto che in Italia la definizione di accordi con università o centri di ricerca resta difficile per le imprese di piccole o medi dimensioni, che comunque preferiscono collaborare con le colleghe tedesche, francesi e spagnole, mentre limitati restano i contatti con università e centri di ricerca italiani.
La difficoltà per le imprese di stabilire reti per l’innovazione dipende dalla poca familiarità degli italiani con la Rete. Il nostro Paese si colloca agli ultimi posti in Europa per numero di utenti regolari su Internet tra i 16 e i 74 anni (69%). Naviga di più la generazione nata dopo il 1996 (90,3%). Negli ultimi dieci anni, però, i nati tra il 1966 e il 1980 – hanno ridotto il divario con chi è cresciuto nell’era digitale (dal 48,2% del 2006 al 79,6% del 2016). Sono più presenti online le persone con titoli di studio più elevati e quelle residenti nel Centro-Nord. Il 60% degli utenti regolari utilizza almeno un social network, il 52,5% invia messaggi in chat, scrive su blog e forum, il 32,4% condivide testi, fotografie o musica. Attività diffuse in modo trasversale nel Centro-Nord, nel Mezzogiorno e nei territori disagiati. “L’uso delle piattaforme sociali – sottolinea l’Istat – avvicina le generazioni e annulla le differenze tra persone con livelli di istruzione diversi”.

Fonte: Corriere Comunicazioni