Un rapporto di The Brookings Institution, intitolato “Digitalizzazione e forza lavoro americana”, ha constatato che le donne sono migliori degli uomini in ambito tecnologico per competenze, seppur siano ancora poco rappresentate nel settore.
Esaminando le informazioni sulle conoscenze, abilità, strumenti, tecnologia, istruzione e formazione, contesto lavorativo e attività lavorative necessarie, si è evidenziato per le donne un punteggio digitale di 48 contro 45 degli uomini.
Nonostante questo però, le donne non sono ancora ben inserite in ambito lavorativo e a rivestire i ruoli digitali di più alto livello nell’ingegneria, nel management, come pure nell’edilizia e i trasporti, sono gli uomini.
Dunque, le donne sono di gran lunga migliori degli uomini in ambito digitale, ma la loro occupazione scende al disotto del 30 % per i ruoli tecnici e si abbassa ancora di più per i ruoli dirigenziali e di leadership.
Come ha rivelato recentemente un inchiesta del Sole 24 Ore, il gentil sesso sembra per il momento poco coinvolto nell’ambito delle professioni tecnico-scientifiche - e proprio su questo argomento ha posto l’attenzione una ricerca condotta da NetConsulting Cube (per conto di CA Technologies) su un campione di responsabili delle risorse umane e di direttori dei sistemi informativi (due terzi dei quali uomini) di 60 imprese della Penisola. L’indagine ci dice infatti che gli addetti impiegati in ruoli tecnico scientifici sono il 30% e, di questi, solo il 13% è rappresentato da donne. Lo scenario appare ancor meno equilibrato visto e considerato che, nel 64% delle aziende, meno del 10% delle professioniste in ambito Stem ricopre ruoli dirigenziali. Il livello di retribuzione delle tech professioniste, inoltre, risulta inferiore nel 36% delle realtà, e questa disparità di riconoscimento economico è più marcata nei ruoli apicali. Pochissime donne, infine, operano nei ruoli tecnici più innovativi all’interno delle strutture informatiche delle aziende campione, e più precisamente il 25% tra i Big Data engineer e i digital information officer e fra il 15% e il 25% tra gli specialisti in materia di Internet delle cose, cybersicurezza, dati e applicazioni mobili.
Si è riscontrato che le prime difficoltà che limitano le assunzioni di risorse femminili si rivelano già in fase di recruiting. La scarsa la disponibilità di risorse laureate in discipline Stem è il primo fattore critico per il 43,2% degli intervistati, per il 29,7% a pesare è lo scarso livello di interesse delle donne verso le professioni It e per il 27% sono poche le loro esperienze lavorative pregresse in ruoli tecnico-scientifici. Parallelamente, però, gli stessi Hr manager ammettono l’esistenza di resistenze culturali interne all’organizzazione e di difficoltà organizzative per integrare le risorse femminili nei ruoli di cui sopra. La limitata “quota rosa” in ambito Stem dentro le aziende si spiega inoltre con le difficoltà a conciliare i tempi del lavoro con quelli familiari (lo afferma il 50% dei responsabili delle risorse umane), gli stereotipi di genere associati a queste categorie di competenze (47,4%), le minori possibilità di fare carriera rispetto agli uomini (47,4%) e la scarsa applicabilità di soluzioni lavorative part-time e flessibili (47,4%).
Per una donna quindi è sicuramente molto più complicato fare carriera in ambito tecnologico e digitale, eppure questo gap di genere deve assolutamente essere superato, affinché si riscontri anche in questo caso una parità di sessi.
Fonte: ilsole24ore